Uno studio randomizzato condotto da un team di ricercatori e pubblicato sulla rivista scientifica Infection Control & Hospital Epidemiology ha messo in discussione l'applicabilità della cosiddetta regola dei cinque secondi in ambito chirurgico. I risultati hanno evidenziato come un contatto estremamente breve tra un dispositivo protesico e una superficie non sterile determini una contaminazione microbica significativa.
La sperimentazione si è svolta in condizioni realistiche di sala operatoria. Gli autori hanno impiegato liner in polietilene per artroprotesi di anca e ginocchio, esponendoli deliberatamente per 10 secondi sul pavimento immediatamente dopo il termine di un intervento di artroplastica primaria, nel punto esatto in cui aveva stazionato l'operatore. Le superfici analizzate hanno confermato una frequente colonizzazione da parte di agenti patogeni prima di qualunque disinfezione, tra cui Staphylococcus aureus, enterococchi e batteri Gram-negativi.
Nel corso della ricerca sono stati testati differenti protocolli antisettici: associazione di clorexidina gluconato e alcol, iodopovidone ed etanolo. Sebbene i trattamenti abbiano ridotto la carica microbica, nessuno di essi è riuscito a ottenere la completa eradicazione dei microrganismi da tutti i campioni. In particolare, le immersioni in clorexidina-alcol e in iodopovidone hanno registrato una riduzione mediana delle unità formanti colonia da 10 a 0 Cfu, dimostrandosi nettamente superiori all'assenza di trattamento o all'etanolo, il quale non ha mostrato differenze sostanziali rispetto al controllo.
Sotto il profilo microbiologico, i batteri Gram-negativi sono stati azzerati da tutti i disinfettanti esaminati, mentre la diminuzione di Staphylococcus aureus è risultata evidente con clorexidina e iodopovidone. Di contro, la riduzione della carica di enterococchi si è rivelata meno marcata e non dissimile tra i diversi metodi di lavaggio. Poiché una quota non trascurabile di impianti manteneva residui batterici anche dopo il trattamento, le procedure non possono essere considerate in grado di ripristinare una condizione di sterilità assoluta.
Alla luce dei rischi legati all'insorgenza di infezioni periprotesiche e complicanze biologiche complesse in chirurgia ortopedica, gli autori sottolineano che la sostituzione dell'impianto contaminato deve rimanere la prima scelta ogni volta che sia praticabile. Qualora il cambio del componente non fosse possibile, il ricorso a soluzioni di clorexidina o iodopovidone costituisce l'opzione preferibile rispetto all'etanolo, pur tenendo conto della persistenza di un rischio infettivo residuo.
