La ricorrenza del 29 ottobre 2026 si inserisce nella cornice della campagna internazionale promossa dalla World Stroke Organization con lo slogan «Every Minute Counts». L'iniziativa evidenzia l'urgenza di riconoscere prontamente i sintomi dell'ictus per intervenire nella fase acuta, affiancando a ciò la sfida cruciale di assicurare un percorso di recupero funzionale e di partecipazione sociale.
Stando ai dati dell'Organizzazione mondiale della sanità, una persona su quattro è destinata a subire un ictus nell'arco della vita. Con circa 12 milioni di nuovi casi registrati annualmente nel mondo (stime 2021), la patologia si conferma tra le principali cause di mortalità e disabilità globale, con ripercussioni prolungate su pazienti e nuclei familiari.
Il presidente di Simfer, Giovanni Iolascon, ha affermato che la società scientifica rinnova l'impegno per favorire prevenzione, consapevolezza e percorsi riabilitativi continui e personalizzati. Ha inoltre spiegato che innovazioni tecnologiche come robotica, realtà virtuale e teleriabilitazione possono arricchire tali iter, con il traguardo di supportare i pazienti e le famiglie verso la massima autonomia possibile.
La complessità degli esiti clinici
Le conseguenze dell'evento cerebrovascolare non si limitano all'area motoria. Sofia Straudi, coordinatrice della Sezione scientifica 29 - Ictus di Simfer, ha ricordato che le problematiche possono coinvolgere l'ambito cognitivo, comunicativo ed emotivo. Accanto a emiparesi e difficoltà deambulatorie o dell'arto superiore, si manifestano disturbi del linguaggio, alterazioni dell'umore e spossatezza persistente, richiedendo una presa in carico globale e multidisciplinare per favorire la ripresa delle attività quotidiane, relazionali e occupazionali.
Presa in carico tempestiva e continuità territoriale
Secondo Straudi, la valutazione specialistica deve iniziare precocemente all'interno delle Stroke Unit e dei reparti di degenza neurologica. Definire la prognosi riabilitativa fin dalla fase acuta consente di strutturare progetti personalizzati basati sulle condizioni cliniche e sul potenziale di recupero individuale, che può richiedere setting intensivi in ricovero oppure interventi mirati sul territorio.
L'esperta ha evidenziato inoltre che il percorso non si esaurisce con la fine della degenza. Sebbene una quota rilevante del recupero funzionale si concentri nei primi tre-sei mesi, nella successiva fase cronica resta indispensabile monitorare il paziente, gestire complicanze quali spasticità e dolore, aggiornare gli ausili e rispondere all'insorgenza di nuove necessità.
Le raccomandazioni internazionali
La necessità di percorsi individualizzati e continui trova riscontro anche nell'aggiornamento delle linee guida dell'American Heart Association e dell'American Stroke Association, diffuse il 27 agosto 2026 sulla rivista scientifica Stroke (DOI 10.1161/STR.0000000000000536). Il documento, che revisiona l'edizione del 2016, insiste sull'avvio della riabilitazione già durante il ricovero acuto appena le condizioni cliniche lo permettano, valorizzando il supporto psicologico, il sostegno ai caregiver e l'impiego della teleriabilitazione per assicurare la continuità assistenziale.




