Nonostante l'Italia sia tradizionalmente considerata un Paese soleggiato, i dati epidemiologici confermano una marcata diffusione dell'ipovitaminosi D: oltre 9 pazienti geriatrici su 10 mostrano concentrazioni basse di colecalciferolo, mentre nella popolazione dei giovani adulti circa un individuo su due presenta valori insufficienti. Dal confronto tra specialisti emerge inoltre la proposta di un vademecum in 10 punti per orientare la pratica clinica.
Nei soggetti più fragili la vitamina D assume il valore di un vero e proprio strumento terapeutico. Negli individui con più di 75 anni, soprattutto se con patologie osteometaboliche, disabili o residenti in strutture assistenziali, l'apporto quotidiano di colecalciferolo ha mostrato una riduzione della mortalità pari al 4%. Per questa fascia di popolazione viene indicato un approccio empirico, che raccomanda la somministrazione senza la preventiva verifica dei livelli ematici, una scelta ritenuta razionale sul piano clinico ed economico data l'altissima probabilità di carenza preesistente.
La personalizzazione terapeutica al centro del confronto
Il principio dell'appropriatezza prescrittiva, sviluppato dalla scuola scientifica del professor Silvano Adami a dieci anni dalla sua scomparsa, rappresenta l'asse portante dell'appuntamento veronese. Come illustrato dallo studio VITAL su adulti generalmente sani, una supplementazione generalizzata non riduce in misura significativa il rischio di fratture: a livello scheletrico, il beneficio clinico deriva dalla correzione mirata del deficit nei soggetti fragili, con osteoporosi o esposti a rischi di caduta e malassorbimento.
Sul cambio di prospettiva interviene il prof. Maurizio Rossini, Direttore UOC Reumatologia AOUI Verona, Direttore della Scuola di Specializzazione in Reumatologia dell'Università di Verona e Coordinatore del Gruppo di Studio sull'Osteoporosi e le Malattie Metaboliche dello Scheletro della SIR: La domanda oggi non è più se la vitamina D serva o non serva. La domanda corretta è: in quali pazienti, con quali livelli di carenza, con quale obiettivo clinico e con quale schema di supplementazione.
Il prof. Davide Gatti, della Reumatologia AOUI Verona e Presidente eletto SIOMMMS, sottolinea a sua volta il valore del metodo ereditato: Il contributo del prof. Adami non è stato solo scientifico ma culturale. Ha insegnato a guardare alla vitamina D come a un elemento da comprendere nel contesto del metabolismo osseo, della fragilità e della prevenzione delle complicanze. Oggi il modo migliore per ricordarlo è proseguire quel metodo: rigore, spirito critico e capacità di fare didattica.
L'importanza della corretta informazione viene richiamata anche dal prof. Francesco Bertoldo, Medicina d'Urgenza AOUI Verona e Presidente del Gruppo Italiano Bone Interdisciplinary Specialists (GIBIS), secondo cui una comunicazione corretta è fondamentale, perché sulla vitamina D si sono sovrapposti messaggi molto diversi, non sempre facili da interpretare per medici e pazienti. La prof.ssa Vania Braga, responsabile dell'Ambulatorio per la diagnosi e la terapia dell'osteoporosi presso l'ULSS 9 Scaligera, evidenzia inoltre come il valore dell'iniziativa risieda nella sua missione di aggiornamento e di confronto multidisciplinare.
Qualità dell'aria e livelli ematici a Verona
Tra le novità scientifiche illustrate figurano i risultati di un'indagine condotta su circa 600 residenti, nello specifico 534 donatori di sangue sani tra i 18 e i 65 anni residenti nell'area veronese analizzati tra il 2016 e il 2018 e non trattati con integratori. Lo studio ha evidenziato un dato inatteso: rispetto agli anni Duemila, l'inquinamento a Verona si è ridotto del 40%, elemento rilevante dato che i contaminanti atmosferici possono schermare la radiazione solare ultravioletta B (UVB) necessaria per la sintesi cutanea del colecalciferolo.
I dati evidenziano che la ciclicità stagionale resta inalterata, con valori minimi a febbraio-marzo e massimi a fine estate. La concentrazione media annuale si è attestata intorno a 57 nmol/L, superiore rispetto alle rilevazioni dei primi anni 2000: il 62% dei soggetti ha mostrato valori ottimali (pari o superiori a 50 nmol/L) e solo il 7,1% una carenza severa (inferiore a 25 nmol/L). Gli autori associano questo quadro a un miglioramento della qualità dell'aria locale, che tra il 2005 e il 2019 ha visto calare le concentrazioni di PM10 del 46% e di biossido di azoto del 38%.
Quadro regolatorio e schemi di assunzione
Il congresso approfondisce infine l'applicazione della Nota 96 dell'AIFA, aggiornata recependo in parte le indicazioni SIOMMMS. Il testo disciplina la rimborsabilità a carico del Servizio Sanitario Nazionale, differenziando le soglie di accesso ed estendendo dal 2023 la prescrizione empirica – priva di obbligo di dosaggio – a individui allettati o con gravi deficit motori, oltre che a persone istituzionalizzate, donne in gravidanza o allattamento e pazienti con osteoporosi non candidati a farmaci remineralizzanti. Restano invece escluse dalla copertura categorie quali diabetici, obesi, pazienti oncologici e la generalità degli anziani.
Riguardo alle modalità di somministrazione, gli esperti confermano che, sebbene gli schemi intermittenti a dosaggi cumulativi settimanali o mensili favoriscano l'aderenza terapeutica, la somministrazione quotidiana rimane indicata dai documenti ufficiali AIFA come la modalità biologicamente più fisiologica.




